Lettera di una figlia al padre
 
Tutto ciò che vorrebbe una figlia per un padre è tutto ciò che un padre vorrebbe per la propria figlia: salute, fortuna, felicità, una famiglia serena….
Tu mi hai dato tutto questo; anche se eravamo poveri, avevamo tutto. Ed io cosa ti ho dato? Tutto quello che potevo, cercando di coniugare il mio essere figlia e la mia professionalità. Io sapevo tutto della tua malattia e avevo scelto di tenerti con me. Ragionavo sempre pensando a cosa fosse meglio per te e cosa avresti voluto tu.
Volevo tenerti vicino a me, non volevo che altre mani, sconosciute e fredde, ti toccassero. Volevo essere io a farlo, e l’ho fatto fino all’ultimo. Ti avevo promesso che non ti avrei mai portato in un ospedale, non avresti mai riposato al di fuori del tuo letto, ma alla fine la situazione mi è scappata di mano. Avevamo bisogno di un aiuto esterno e, piccolo mio, ti ho appoggiato su un altro lettino.
Ma io sono sempre qui con te, sono sempre vicino a te ad ascoltare ogni respiro, mentre la tua mente viaggia, spero in sogni bellissimi.
Io ti ho sognato tante volte, sempre sogni brutti, tranne uno: sognavo che eravamo tutti a casa, la sera, ad aspettare che tornassi dal lavoro e, una volta arrivato, ti correvo incontro piangendo e tu mi rassicuravi dicendo che era tutto finito, che era stato tutto un incubo. Magari fosse stato tutto un incubo! Ma sai, tante volte per me lo è stato, mi sembrava di non trovare mai pace, respiro. Dovevo sempre decidere io, per qualunque cosa, invece avrei tanto voluto fare solo la figlia. Adesso ti chiamo “il mio piccolino”: si sono invertiti i ruoli.
Ti sono stata accanto in ogni tuo secondo, ho ascoltato con apprensione ogni tuo respiro, fino all’ultimo. L’unica cosa che chiedevo ai medici e a Gesù era di non farti soffrire. Ho chiamato tante volte il prete, ho avuto bisogno di lui, che mi dicesse qualcosa di confortante, che mi aiutasse a starti vicino. Io non trovavo conforto in niente, ma lui un po’ me ne dava, perché mi diceva che in Paradiso Gesù accoglie tutti con le braccia aperte.
Papà portami con te ti prego, fammi vedere dove sei adesso, come ti trovi, se stai bene. Voglio venire con te, voglio conoscere la nonna, voglio starti vicino.
Ti saluto sempre quando guardo il cielo, perché penso che sei lì, su una piccola nuvola con la tua mamma ed i tuoi amici, ma dimmi davvero se sei felice.
Le ultime due notti avevo tanto freddo dentro, quando avevo ormai capito tutto e avevo deciso di farti un po’ di morfina per non farti soffrire.
La morte è un gelo immenso, è paura, è solitudine, è un dolore inspiegabile. Non pensavo di amarti così tanto, anche se ho sempre saputo che dei genitori belli come voi sono una rarità. I figli devono stare vicino ai genitori e sai che quando pensavo di essere io la tua forza, mi sono accorta che eri tu la mia.
Papà, dammi la forza per andare avanti, per continuare senza di te, per fare tutto ciò che tu avresti voluto da me; dammi la forza per affrontare ogni nuovo giorno nel tuo ricordo. Papino mio, dammi la forza per stare vicino alla mamma, che ti ama da 34 anni e ti amerà sempre, dammi la forza per farle spuntare ancora un sorriso.
Mentre tu eri in agonia, eravamo io, Laura e mamma attorno al tuo letto, a ricordare la nostra vita trascorsa con te. Quanti ricordi papino mio, non li dimenticherò mai. Io so quello che tu hai fatto per la famiglia, hai dato tutto te stesso perché non ci mancasse niente. Spero anche io di aver fatto tutto per te, perché non ti mancasse niente. E se adesso ti manca qualcosa come faccio a capirlo? Dammi un segnale papà, ti porto io quello che ti manca!
Sto tanto tanto male senza di te e mi fanno tanta paura la notte ed il buio.
Papino, un bacio forte ed un abbraccio immenso. Io ti sono vicino, ma tu, fatti sentire. Fammi sentire che ci sei, dimmi che stai bene adesso, questa è la cosa più importante. Non importa dove sei, ma che stai bene. Ti parlerò tutti i giorni e ti saluterò guardando il cielo. Spero di sognarti ancora, anche se sai, le ultime immagini che ho di te sono un po’ brutte…
Ti vedo nel cielo col camice bianco che svolazza tra le nuvole, ma non mi piace ricordarti così. Voglio ricordarti quando stavi bene, forte e vigoroso com’eri e così come sono cresciuta io.
Ti scriverei ancora tante pagine, ma voglio dire alle persone che stanno leggendo di stare vicino ai propri genitori, che sono una forza grande. E chi ne ha perso uno, venga a raccontarmi come ha fatto a riprendere a vivere.
 

Dalla tua "bimba" Alice

 

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Una risposta »

  1. claudia scrive:

    Cara Alice mi chiamo Claudia io ho avuto la tua stessa esperienza, ma in un modo diverso ho perso mio padre da quasi 7 anni….è andato a lavoro ed è tornato senza vita…ringrazio il Signore ke nn ha sofferto ma il dolore è più atroce almeno tu hai potuto assisterlo fino all\’ultimo…io ho visto arrivare mio fratello con in braccio mio padre senza vita…nel mio cuore soffro ma nn smetterò ma di volergli bene e lo porterò sempre nel mio cuore….un consiglio affidati al Signore solo lui ti potrà consolare e alliviare questo dolore immenso e ti capisco…se vorrai parlarne come me basta ke mi contatti… e pregherò con tutto il cuore ke possa alliviarti anke a te questo dolore…il Sgnore sia cn Te

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